
VORREI CHE IL MARE…
VORREI ….
(SOGNO DI UNA DONNA ROMANTICA)
…CHE IL MARE si aprisse ai miei occhi ogni mattina,
che il suo profumo risvegliasse i miei sensi assonnati,
che l’azzurro penetrasse nelle vene del mio corpo,
che il suo suono facesse eco nelle mie orecchie
e che le sue onde vibrassero sotto la mia pelle.
Vorrei abitare il mondo del mare,
osservarlo nei suoi repentini mutamenti,
sentire il mio respiro mentre fluttuo,
ascoltare le storie che salgono dal nero profondo.
Vorrei lasciarmi andare,
con il mare.
Sono sicura che saprei amare,
di fronte al mare.
Laura Aura (Laura Cagol)
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VIAGGIO NELL'ARTE
VER – MEER
Maestro
del colore,
blu oltremare
il vero amore,
maestro
della luce
l'oro
lo seduce.
Intensa
è l'emozione
dei volti
e delle mani.
Versa il latte
la lattaia,
sente il polso
il dottore,
porge una lettera
la fantesca,
suona,
legge,
scrive,
scruta...
squarci
di mondo operoso,
di mondo silente,
sguardi
distolti
ti guardano
con ironia
o sorpresa.
Calda atmosfera,
avvolgente,
silenziosa,
e profumo
di tenerezza.
Buio e freddo
il suo atelier
dove impasta,
trita e mescola
i colori,
dove posa
la modella.
Visi tondi,
pelle chiara,
fronte alta,
occhi azzurri.
Dal borghese,
dal barbiere,
dal birraio,
dall'ostessa,
dal mercante..
le sue opere
disperse,
a gran fatica
ritrovate.
Nel mercato
a 2 fiorini
lui la vede,
lei gli appare,
l'ironia
di quei due occhi,
tutto il resto
è nero e sporco.
La pulisce,
lei lo guarda
e pian piano
si riprende,
lo ringrazia
dischiudendo
appena, appena
quella bocca da fanciulla.
Lui la chiama,
lei si ferma
poi si gira,
è sospesa
fiduciosa,
in attesa
di qualcosa.
Occhi pieni di speranza,
di stupore,
di ingenua
tentazione.
Immortale
è diventata,
ha innalzato
il suo padrone
sulle vette
dell'onore.
A milioni di persone
il piacere
ha regalato,
di bearsi,
ammirando
quell'incanto.
Lei, regina
in mezzo a tutte,
divertita e lusingata
con esotico turbante
l'han fasciata.
Quell'azzurro,
sì, le dona,
si accompagna col celeste
di quegli occhi.
E' felice
certamente,
un regalo
le hanno fatto
grande perla,
vera o falsa,
le han donato.
Muoia in pace
il suo creatore...
non sarà dimenticato.
LAURA AURA 21.02. 2014
3 PASSI INDIETRO
3 passi indietro
dalla frontiera del noto
a piedi scalzi
bruciati
dalla sabbia rovente.
3 passi indietro
dalla speranza
nel viaggio oscuro
del mare nero.
3 passi indietro
dagli affetti cari
con una borraccia.
3 passi indietro
dall’opulenza di altri
dal sogno custodito
con parole scarne.
3 passi indietro
dalle risate
dai ricordi
dai tramonti rossi
dagli amori.
Con questo odore di benzina
che mi entra nei polmoni.
3 passi indietro
dalla felicità.
LAURA AURA 2024
E TE NE STAI ANDANDO
E te ne stai andando
e il tuo respiro si fa greve
mentre ti tengo la mano che la mia già più non stringe.
E te ne stai andando
mentre ti guardo
e i miei pensieri si fanno bolla
e si frantumano in cristalli di ghiaccio.
E te ne stai andando
mentre tutto rallenta
mentre controllo il tuo petto che si fa più lento
e ti sussurro parole pronunciate con fatica.
E te ne stai andando
mentre prego per te,
per me, per noi,
per trovare il coraggio
di lasciarti andare,
mentre il calore che mi aveva avvolta
se ne va, con te.
E si dice: se ne è andata
e io vorrei sapere dove…
per incontrarti
forse
di nuovo
un giorno.
LAURA AURA 2023
LA VITA
LUCE:
Accesa;
respiro
pianto
sorriso
un amore
parole
passi
gioia
dolore
un amore
cibo
bellezza
delusione
speranza
un amore.
BUIO:
Spenta.
LAURA AURA 2019
MI IMMAGINO…
Mi immagino spazi in cui mani si intrecciano, in cui amori crescono,
in cui occhi si ascoltano.
Mi immagino spazi in cui i colori non sbiadiscono
e i profumi non si attenuano.
Mi immagino spazi in cui le parole non feriscono
e le risate non finiscono.
Mi immagino spazi in cui i canti risuonano
e la musica non si spegne.
Mi immagino spazi in cui la festa non finisce
e le danze continuano.
Mi immagino spazi in cui i cuori accolgono il dolore
e gli occhi asciugano le lacrime.
Mi immagino spazi in cui sia bello riposare
e far l’amore.
LAURA AURA 2020
INTENSITA'
Uno sguardo squarcia le tenebre,
penetra il buio
abbraccia l’ignoto,
interroga l’oscurità.
Scuote
cattura
l’anima
Attende la Luce.
LAURA AURA 2017

LA PIOGGIA
La pioggia.
La pioggia entra
nelle pieghe dei miei pensieri,
La pioggia.
La pioggia si moltiplica
in piccoli rivi di parole, di idee, di immagini.
La pioggia
lava
lusinghe, illusioni.
Rischiara,
dà vita,
nutre,
rinfresca,
protegge.
La pioggia,
ticchetta
scompone e riassetta.
Assaporo
la pioggia.
Che strano nome "pioggia":
pi - o -gg - ia.
LAURA AURA 2022
PETALI
I tuoi pensieri siano leggeri
come petali che si posano gentili nei sentieri della mente;
Petali rosa di velluto che mi sfiorino dolcemente,
mentre canto nel mattino;
Petali carezzevoli come piume di vivaci colori,
mentre guardo l'orizzonte;
Petali rossi di papavero, soffiati dal vento sottile,
mentre ondeggio nella notte;
Petali screziati di tulipano che si tengano per mano,
mentre danzo la mia vita;
Petali bianchi di margherita, vengano a vestire la mia pelle,
mentre sogno il mio futuro;
Petali gialli di girasole che si intreccino nei capelli,
mentre gioco con mia figlia;
Petali timidi di gigli rari posati sui miei occhi,
mentre scorgo il tuo cipiglio...
I tuoi pensieri siano leggeri,
in un tripudio di colori,
in una festa di profumi,
in un trionfo di sapori…
quando ho scelto il mio cammino.
LAURA AURA
21.02.2022
IL QUADRO
La vita mi appare
come un quadro incompiuto
di un autore sconosciuto.
Una tela imbrattata,
appena abbozzata.
Metto i colori,
non sono soddisfatta.
Sto di fronte
lo contemplo,
mi avvicino...
è un poco spento.
Chiudo gli occhi,
li riapro,
forse qualcosa è cambiato,
no! c’è il vuoto.
Là, dove c’era il quadro,
è rimasto un bordo scuro
…e il chiodo.
Un tonfo al cuore...
dov'è finita la mia vita?
L’artista sconosciuto
(Che crudele!)
Sottobraccio
si porta via
la vita mia
…quel quadro non finito.
Avrei potuto sì!
…ma il tempo
è scaduto.
LAURA AURA
OCCHI
Fragore
di storie passate
alcune vissute
altre dimenticate.
Linee
che si accentuano
sulla fronte
con il passare degli anni.
Occhi
che si appesantiscono
ma non spengono
quella magica
Luce;
ancora sognano
vivaci occasioni.
Occhi ridono
occhi piangono
in un'altalena
di emozioni.
Occhi memori
del vortice delle passioni
che li ha coinvolti un tempo
ora attenuato
addolcito
a volte
assopito.
Occhi indulgenti
o severi
davanti allo specchio.
Occhi
di donna matura
che vedono
cose diverse
da quelle che sentono.
Occhi vezzosi,
ammiccanti
o stanchi.
Occhi curiosi
di bambino
che si perdono
nello sguardo
della madre.
Occhi smarriti
di vecchio
che ha perso
il suo cammino.
Occhi furiosi
di uomo
travolto
dal sospetto
o annichiliti
dallo sconforto.
Occhi dolci
e orgogliosi
di madre
che guarda
il suo cucciolo
diventare uomo.
Occhi freddi
e spietati
di giudice
in cui balena
una luce sinistra.
Occhi che parlano
a chi li sa ascoltare,
a chi li sa guardare!
LAURA AURA
SONO SOLO PAROLE ?
Le parole per dirlo, è questo il titolo di un libro di Marie Cardinal, di cui ora ricordo
poco o quasi nulla, se non quel titolo che mi ha molto ispirata e il fatto che la
protagonista si sentisse incompresa e avesse paura. Le parole per dirlo, erano
quello che mi mancavano, le parole per esprimere la mia sofferenza, il disagio, le
paure. Le parole che mi mancavano al momento giusto, per poi affiorare copiose
nella mia mente, quando il tempo era scaduto; le parole dette troppo
frettolosamente, le parole acide, quelle che feriscono. C’è chi soppesa le parole, chi
le vomita, chi le scandisce, chi le urla, chi le fa fluttuare dolcemente come una ninna
nanna, chi le fa rotolare senza sosta, chi le ama e ne sente la mancanza, chi le tiene
dentro, al sicuro e non le vuole condividere, chi le cerca e chi le dona, chi le scrive,
chi le legge, chi le canta.
Di quali parole sento, ora, la necessità? Quali parole desidero sentire, ascoltare? Le
parole del cuore? E’ una definizione molto in voga, al momento. Quali sono le parole
del cuore: sono solo quelle che esprimono affetto, amore, lode? Quelle non
giudicanti? O sono quelle che esprimono davvero, in modo inequivocabile, i nostri
sentimenti più profondi, la nostra essenza, al di là di ogni maschera e convenzione,
quelle che ci connotano, che fanno affiorare la nostra autenticità? Le parole del
cuore sono piuttosto quelle che amiamo ascoltare, quelle che ci accarezzano
quando entrano nel nostro udito, quelle che rispondono con interesse alle nostre
domande; le parole che ti guardano negli occhi con benevolenza e incoraggiamento.
Le parole dell’empatia debbono essere scelte con grande cura e attenzione per non
suonare false, e lasciare spazio al sentito, al non detto.
Invece le parole di rimprovero affollano la mia/la nostra esistenza. Sono facili da
profferire, di queste ne abbiamo una sporta colma e le usiamo di frequente, sono
piene di rabbia, di giudizio, di vendetta, di vergogna. Sono quelle col dito alzato e
l’espressione corrucciata, la bocca tirata e la postura rigida. Sono precedute dal
NON o dal DEVI, o dal PUOI SE, che spesso nascondono un ricatto morale o
affettivo (SE ti comporti bene). Le parole giudicanti, anche di quelle ne abbiamo una
scorta infinita; sono tutte precedute dal verbo essere, TU SEI, quello che ti definisce
agli occhi del mondo, della società, quello che ti mette il marchio di qualità, come alle
mucche o quello dell’infamia, come agli ebrei nei campi. Sei piccola, sei immatura,
sei grassa, sei stupida, sei intelligente, sei cattiva, sei bella, sei vecchia, seibugiarda, sei disordinata, sei pigra, sei lenta, sei frigida, sei gelosa, sei antipatica,
sei sei sei sei sei sette otto nove dieci…..
Le parole vuote, quelle che in un’immagine vedo vestite ad un manichino senza vita.
Le parole che si pronunciano per coprire il silenzio, che ci procura imbarazzo, quelle
che diciamo per darci un tono, per fare colpo, quelle che usiamo in società, le
chiacchiere. Oggi sostituite per lo più dal nostro intimo rapporto con il cellulare o
tablet.
Le parole del cuore, dunque, quali sono? Quali sono le parole che curano?
Le parole che vorremmo non aver mai detto e quelle invece che ci sono rimaste
dentro e che vorremmo aver espresso alle persone che ora non ci sono più. Ma
quanto suona banale e infantile un “ti voglio bene” quando la persona ce l’hai davanti
tutti i giorni e magari, ti dà pure fastidio per futili motivi? Quanto, invece, ti sembra
importante quando quella persona non è più con te.
Le parole sono più durevoli dei sentimenti? O le parole servono anche a prolungarli,
a renderli più incisivi, più credibili?
Le parole da usare con i figli, con i figli piccoli e con i figli adulti.
Le parole di cui mi sono pentita, che non avrei voluto o dovuto dire, quelle che avrei
dovuto tenere segrete, perché è doveroso proteggere la propria anima, perché
l’anima non è per tutti e non va “lasciata in giro”.
Le parole per ringraziare, col cuore: GRAZIE, una parola semplice. Spesso le parole
semplici, che usiamo nella normale quotidianità, nascondono una profondità
impressionante.
Il suono delle parole è una cosa a sé; le parole hanno vita propria,
indipendentemente dal significato che attribuiamo ad esse. Quando non capiamo il
significato di una parola ne sentiamo solamente il suono e quello ci evoca un
significato, che ci piace, ci intenerisce, ci rassicura oppure ci spaventa, ci
infastidisce. “Non è importante QUELLO che dici, ma COME lo dici”, è proprio così?
Se dico, ad esempio, ti ammazzo e lo dico con voce soave, cambia il fatto che ti
voglio ammazzare, che magari lo sto già facendo? Quindi è il tono o l’intenzione, che
cambiano il significato che vogliamo dare a quanto diciamo? E quelli che ti insultano
usando un tono scherzoso? O dicendo alla fine di ogni frase: – scherzo…? Le parole
vivono, circolano, si diffondono, creano mondi. Meglio usarle con parsimonia;
dedicare la giusta CURA alle parole. Esse rimangono scolpite, risuonano per mesi,per anni, per generazioni. Le parole ci definiscono e diventano la nostra armatura, la
nostra prigione, se cristallizzano i nostri pensieri.
Quanti significati può assumere una parola? Ad esempio la parola “cura”, che
significa: Interessamento attento e sollecito; riguardo, attenzione; rimedio; ma anche
preoccupazione, affanno. Quanta ricchezza di sfumature e di significato in una
parola così corta, così semplice e così immutata nei secoli.
Heidegger ci ha filosofeggiato sopra utilizzando fiumi di parole, come essere,
esserci, abitare, chiamata alla coscienza, ripresa della scelta, autenticità,
responsabilità. Pur conoscendo il significato singolo di ogni parola usata dal filosofo
tedesco, spesso non sono riuscita a cogliere il concetto nella sua interezza, a
decifrarne il pensiero. Quindi non basta conoscere il significato delle parole, nel loro
uso primario, bisogna essere in grado di assemblarle in concatenazioni via via più
complesse, a creare nessi associati o dissociati, a inventare nuove combinazioni.
Sono SOLO parole? E quante parole servono per sentirsi felici?
Laura – Pensieri in libertà – 2022
ORRORE
(dedicato a tutte le donne morte nei campi di concentramento)
Mi chiamo Anna,
Tatiana,
Liliana,
Andra,
Sofia,
Miriam,
Ruth,
Sara,
Tamara,
Rachele,
Haika,
Ella,
Regina,
Janina,
Hanna,
Etty,
Helga,
Edith,
Helen,
Giuliana
sono io,
sono una donna,
sono milioni di donne,
morte nei campi o sopravvissute a metà.
Ero una bimba rotonda, felice ed amata.
Ero obbediente, solerte ed energica.
Ero vivace, graziosa e sorridente.
Ero intelligente e curiosa.
Ero snella e ammirata.
Ero ricca e fortunata.
Ero bella e desiderata.
Ero infermiera.
Suonavo bene il pianoforte.
Studiavo con passione.
Cantavo.
Danzavo.
Avevo un amore.
Amavo i miei genitori.
Amavo i miei figli.
Ero fiera e orgogliosa.
Avevo una folta chioma di capelli lucenti.
Parlavo tre lingue.
Cucinavo con passione.
Avevo una bella casa.
Avevo una bella famiglia.
Avevo un negozio.
Avevo tanta voglia di vivere.
Avevo sogni.
Avevo sentimenti.
Ora non sono più nulla, ora non ho più niente.
Ora sono carne da macello. Sono un numero impresso a fuoco nella pelle. N
Ora non ho nome, non ho dignità.
Ora sono spogliata di tutto.
Ora non so più chi sono né come mi chiamo.
Sono uno stomaco che si contorce dalla fame.
Sono fatica, dolore, freddo.
Sono un viso scavato dall'orrore.
Sono ossa vestite di putrida pelle.
Sono vergogna nell’infamia.
Sono violata in ogni atomo del mio misero corpo.
Dormo nei miei escrementi e mi nutro di fango. I miei occhi hanno visto l'orrore e l'orrore si è impresso su una pellicola che mi avviluppa tutta.
Ho perso tutto: lacrime, parole, volontà, intelletto. Ho perso tutta me stessa.
Si sono appropriati di tutto.
Non si ama a pancia vuota. Non c'è posto per i sogni, per gli affetti, per la poesia, per la speranza nel dolore sconfinato e senza senso.
Sono inerme, in balia degli eventi atmosferici, del sole cocente, del freddo lacerante, della pioggia martellante, del vento sferzante.
Affondo le radici nella terra per cercare calore e nutrimento mentre il mio fragile stelo si piega, appassisce, si secca e muore...
Sono fumo.
Sono al di là. Sono aria.
Sono infinito.
Sono finalmente libertà.
LAURA AURA 2026

IMMAGINE DEL VENTO
Immagine del vento
che vedo,
che sento.
Immagine di bambina
che corre,
si avvicina.
Soffio leggero
scompiglia i capelli,
sfiora la guancia,
carezza stanca.
E' danza
di foglie lucenti
cadenti, leggere
sul mio cammino.
Sorriso abbozzato
attraversa ricordi,
di bambina
ali ai piedi,
erba alta,
secca,
pungente.
Del tempo incurante,
bolla nel presente.
I piedi nudi
su sassi taglienti,
risata nel cuore
promessa d'amore.
Una voce
mi chiama,
mi desto.
Mi richiama,
mi ridesto.
Riemergo,
aspirata dal tempo.
Mi rimane
l'immagine del vento.
LAURA AURA 20.01.2014



